Ass. di Volontari NoProfit: Non si dovrebbe giocare con il Sociale

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Una organizzazione non a scopo di lucro (denominazione legale) è una organizzazione che, non avendo scopi di lucro e, non essendo destinata alla realizzazione di profitti, reinveste gli utili interamente per gli scopi organizzativi.

In Italia esistono diverse realtà che si autodescrivono con questo appellativo, ma quante di loro veramente rispettano i requisiti?

In diritto, il problema affrontato dalla dottrina si è fondamentalmente incentrato sulla corretta definizione dell’ente non profit.

Rispetto al tradizionale concetto di assenza di fini di lucro, già in rodato uso ad esempio per alcune persone giuridiche come la società cooperativa o l’associazione (casi nei quali residua, legittimamente, un almeno indiretto interesse personale dei soci o comunque dei sodali), la locuzione sottintende (nell’accezione più comune in Italia) che l’organizzazione abbia finalità vocatamente solidaristiche, che non vi sia distribuzione di utili ai soci, che anzi qualsiasi utilità prodotta (anche nella forma di beni o servizi) sia destinata con carattere di esclusività in favore di terzi, e che non svolga attività commerciali se non limitatamente ad azioni meramente strumentali al conseguimento degli scopi sociali.

La nozione è cominciata a delinearsi nella seconda metà del XX secolo, principalmente nei paesi economicamente più progrediti, insieme ad una notabilmente accresciuta attenzione sociale per le attività di solidarietà, favorita sia dal miglioramento delle condizioni economiche generali (e, per riflesso, individuali), sia dalla diffusione dell’informazione, che ha agevolato la conoscenza di particolari situazioni di disagio, bisogno, sofferenza di natura economica, sanitaria, sociale, politica o di altri tipi di contingenze anche a distanza.

La rilevanza del fenomeno, la cui crescita è stata accelerata dall’attenzione prestata dagli organi di informazione, ha in breve tempo raggiunto proporzioni tali da costituire una realtà della quale anche gli ordinamenti giuridici hanno presto dovuto prender atto, anche (e forse in primissima istanza) per poter consentire agevolazioni di natura fiscale a simili attività; in genere, la sottoposizione di organizzazioni non profit a regimi fiscali blandi, con ampie opportunità di esenzione, è vista con favore dall’opinione pubblica in ragione del solitamente elevato contenuto etico degli obiettivi perseguiti, quantunque un simile consenso sia nettamente inferiore per il caso di organizzazioni perseguenti obiettivi a più marcata impronta giuridico-politica.

Gli enti no profit possono essere strutturati in diverse forme giuridiche, quali ad esempio:

  • associazioni riconosciute
  • associazioni non riconosciute
  • fondazioni
  • comitati
  • organizzazioni di volontariato
  • cooperative sociali
  • organizzazioni non governative
  • associazioni di promozione sociale

Entrando nello specifico le organizzazioni di volontariato No Profit sono enti che prestano attività di volontariato e sono disciplinate dalla legge-quadro sul volontariato n. 266/1991.

L’attività di volontariato è quella che viene esercitata in modo personale, spontaneo e gratuito attraverso l’organizzazione di cui il volontario fa parte.

E’ rivolta a scopi solidaristici e altruistici, dunque è assente qualsiasi fine di lucro anche indiretto.

La gratuità dell’attività prestata dal volontario comporta che questo non possa godere di retribuzione, neanche erogata dal beneficiario dell’attività, ma solo di un rimborso spese.

Non può altresì configurarsi tra il volontario e l’organizzazione di appartenenza alcun tipo di rapporto di lavoro, sia subordinato che autonomo.

Ne consegue che ai volontari non sono applicabili le norme lavoristiche, ad eccezione di quelle inerenti all’assicurazione contro gli infortuni e le malattie connesse con lo svolgimento dell’attività.

Esse hanno la facoltà di assumere lavoratori dipendenti o di avvalersi di prestazioni di lavoro autonomo solo nel limite del loro funzionamento o se tali prestazioni lavorative servono per qualificare e specializzare l’attività svolta dall’organizzazione.

Le organizzazioni di volontariato possono essere costituite nella forma giuridica ritenuta più idonea al perseguimento dei fini, salvo che la forma prescelta non risulti incompatibile con lo scopo solidaristico.

Per essere riconosciute come tali nell’ordinamento, devono avere dei requisiti specifici e menzionarli nell’atto costitutivo o statuto, quali l’espressa mancanza di fine di lucro, l’elettività e gratuità delle cariche associative, la democraticità della struttura e la gratuità delle prestazioni svolte.

 

Dunque, riassumendo, gli enti e le organizzazioni qualificabili come volontariato no profit sono soggetti caratterizzati da una serie di elementi comuni quali:

  • perseguimento di finalità socialmente rilevanti e di pubblica utilità;
  • mancanza di finalità di lucro e di distribuzione di utili;
  • natura privatistica;
  • impiego di tutte le risorse per la realizzazione del proprio scopo.

Sono organizzazioni che coniugano l’assenza di profitto con un intento altruistico e che si dedicano ad attività socialmente utili e rilevanti in diversi settori quali quello culturale, di ricerca, di studio, assistenziale, sanitario, ambientale.

 

Come scritto ad inizio articolo, non si dovrebbe sottovalutare l’importanza sociale di queste associazioni, ne mettersi a giocare con le regole che le descrivono e le inquadrano, soprattutto per quanto riguarda LO SCOPO ALTRUISTICO e la NON DISTRIBUZIONE DEGLI UTILI; purtroppo in Italia si è abituati a trovare sempre il modo di girare intorno alle regole, chissà magari girando gli introiti su altre AZIENDE, magari fondate APPOSTA per quello scopo futuro, o magari girando i clienti agli “amici di amici in cambio di benefici”, per chiudere citando Sheldon Cooper.

 

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