Il DDL Cannabis Legale parla di Monopolio, la PDL “Radicale” parla di Liberalizzazione: Facciamo CHIAREZZA sui percorsi

strada

E’ notizia delle ultime ore che la Proposta di Legge “Radicale” ha raggiunto le 50.000 firme necessarie per essere presentata al Parlamento Italiano, e non posso che essere contento dell’espressione del volere del popolo italiano e del coinvolgimento nella campagna pro cannabis.

Purtroppo non credo che le persone necessitino di essere ulteriormente illuse, specialmente in questo periodo storico dove stanno realmente avvenendo diversi cambiamenti, anche politici, riguardo la cannabis in tutto il mondo.

La Proposta di legge dei Radicali è cosa diversa da quella Parlamentare proposta dall’intergruppo e ne corre parallelamente.

E, facendo un excursus in geometria, possiamo cosi definire due proposte parallele: Due o più rette distinte (due diverse proposte, parlamentare e popolare) nello stesso piano euclideo (sistema legislativo) sono parallele se e solo se non hanno alcun punto in comune, cioè se non si incontrano mai.

Ed è esattamente questo il destino delle due proposte: non incontrarsi mai.

Questo perchè le proposte di legge sono in realtà differenti tra loro, seppure sia stato spesso descritto dagli stessi promotori che una sia “a supporto” dell’altra.

Nella proposta di legge di iniziativa popolare si legge chiaramente:

1. Qualsiasi persona maggiorenne può coltivare liberamente in forma individuale, senza bisogno di autorizzazione, sino a 5 piante femmina di cannabis. Il produttore può detenere le piante e il prodotto da esse ottenuto per uso personale. Il coltivatore non può svolgere con la cannabis così prodotta e detenuta e con i suoi derivati, attività di lucro.
2. Nel caso si intenda coltivare un numero di piante comprese tra 6 e 10 il coltivatore deve inviare la comunicazione prevista al successivo articolo 4.

Mentre nella proposta parlamentare dell’intergruppo:

b) dopo il comma 1 sono inseriti i seguenti: «1-bis. Al di fuori del regime delle autorizzazioni di cui agli articoli 17 e 27 e fatto comunque salvo quanto stabilito dall’articolo 73, sono consentite a persone maggiorenni la coltivazione e la detenzione personale di piante di cannabis di sesso femminile nel limite di cinque e del prodotto da esse ottenuto. Chiunque intenda coltivare cannabis ai sensi del periodo precedente invia, allegando la copia di un documento di identità valido, una comunicazione all’ufficio regionale dei monopoli di Stato territorialmente competente, recante l’indicazione dei propri dati anagrafici e del luogo in cui intende effettuare la coltivazione. La coltivazione e la detenzione possono essere effettuate a decorrere dalla data di invio della medesima comunicazione.

 

E già si nota una discordanza evidente nel metodo di regolamentazione della condotta di coltivazione ad uso personale.

 

Ma la maggiore discordanza si nota nella sezione che parla di “commercio”.

Nella proposta popolare, firmata dai cittadini, si legge:

(Coltivazione di cannabis a fini commerciali)

1. La coltivazione di cannabis a fini commerciali può
essere effettuata esclusivamente da maggiorenni, secondo le modalità disciplinate dal decreto di cui all’articolo 7. In ogni caso, al coltivatore di cannabis è prescritto l’obbligo di comunicazione della data di inizio della coltivazione, del nome delle varietà di cannabis utilizzate e della quantità di seme utilizzata per ettaro.
2. Nel caso di violazione delle norme sulla coltivazione all’aperto relative al rispetto dei principi sull’attività agricola biologica, al coltivatore di cannabis si applica una sanzione amministrativa pecuniaria ai sensi della legge 20 novembre 1981, n. 689 e successive modificazioni, nonché la temporanea interdizione dall’attività di produzione di cannabis. Il prodotto sarà confiscato e verrà distrutto dalle autorità competenti.

Art. 7.
(Commercio all’ingrosso e vendita al dettaglio della cannabis e dei suoi derivati)

1. Il commercio all’ingrosso e la vendita al dettaglio della cannabis e dei suoi derivati é legale.
2. Con regolamento adottato con decreto del Presidente della Repubblica, da emanare entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, previa deliberazione del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro dell’economia e delle finanze, di concerto con il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, sentite le Commissioni parlamentari competenti previa acquisizione del parere in sede di Conferenza unificata di cui all’articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, sono disciplinati, nel rispetto delle previsioni della presente legge, i presupposti per il rilascio e per la revoca delle autorizzazioni al commercio e alla vendita della cannabis e dei suoi derivati, i controlli, le
caratteristiche dei prodotti destinati alla vendita all’ingrosso e al dettaglio, la tipologia degli esercizi autorizzati alla vendita e la loro distribuzione nel territorio.
3. Sulle confezioni di cannabis e dei suoi derivati destinate alla vendita al minuto deve essere specificato il livello di principio attivo THC presente nella sostanza, la provenienza geografica della stessa e l’avvertimento che “un consumo non consapevole può danneggiare la salute”.

 

Mentre nella proposta dell’intergruppo:

Art. 5. (Monopolio della cannabis). 1. Al di fuori dei casi previsti dall’articolo 26, comma 1, del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309, come da ultimo modificato dall’articolo 1 della presente legge, e dall’articolo 6 della stessa legge, la coltivazione della cannabis, la preparazione dei prodotti da essa derivati e la loro vendita sono soggette a monopolio di Stato in tutto il territorio della Repubblica, ai sensi della legge 17 luglio 1942, n. 907.

 

Questa discordanza appare evidente davvero a chiunque, a una prima lettura: nella proposta popolare si chiede e si firma per la liberalizzazione del commercio, mentre nella proposta parlamentare si parla chiaramente di monopolio statale.

E’ evidente come queste due proposte siano SOSTANZIALMENTE DIVERSE TRA LORO, se non ADDIRITTURA CONTRAPPOSTE!

E questo ne rende una eventuale unificazione, oltre che irreale (in quanto l’intergruppo HA SCELTO QUESTA SUA PROPOSTA COME GIA UNIFICANTE DELLE PRECEDENTI, e ne erano già state presentate molto simili a quella popolare dei radicali), anche irrealizzabile, in quanto bisognerebbe chiaramente far ripartire DA ZERO l’intero ITER BUROCRATICO del DDL Cannabis Legale, già complesso e già sottoposto a revisione e restringimenti, figuriamoci se verrà addirittura ampliato!

Altra faccenda è il valore intrinseco delle proposte di legge, davvero sminuito nella nostra Repubblica.

Nella legge nazionale che disciplina la materia non è mai stato inserito un termine massimo entro cui portare in discussione una proposta di iniziativa popolare; tra il 1979 ed il 2014 sono state presentate 260 proposte alla Camere, ma solo il 43% di queste è arrivato ad essere discusso in commissione parlamentare, mentre sono poche le iniziative popolari approvate e diventate in seguito legge dello Stato[3], come ad esempio:

  • 4 maggio 1983, n. 184, in materia di “Disciplina dell’adozione e dell’affidamento dei minori
  • Legge costituzionale 3 aprile 1989, n. 2, in materia di “Indizione di un referendum di indirizzo sul conferimento di un mandato costituente al Parlamento europeo che sara’ eletto nel 1989
  • 11 febbraio 1992, n. 157, in materia di “Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio
  • 10 febbraio 2000, n. 30, in materia di “Legge-quadro in materia di riordino dei cicli dell’istruzione

E, seppure possa sembrare molto bassa (1,15%) la percentuale di leggi di iniziativa popolare approvate in via definitiva è comunque molto più alta della percentuale delle proposte di legge presentate dai parlamentari (0,66%): nel 2014 su oltre 4.000 proposte di legge presentate da membri del Parlamento Italiano, solo 26 leggi furono approvate.

Questi sono i veri dati, purtroppo.

Le due leggi corrono parallele e diverse, e sicuramente il parlamento e l’Intergruppo NON terranno in considerazione il TESTO CHE I CITTADINI HANNO SOTTOSCRITTO, ma procederanno, forse e con le loro tempistiche, con il discutere il LORO TESTO, SCELTO DA LORO, e saranno sempre e solo LORO (in questo caso parlo dei parlamentari presenti nelle commissioni Giustizia e Affari Sociali) che dovranno decidere quale sarà il testo che andrà al voto finale alla Camera, sempre se non lo bocceranno con la scusante del “voler scorporare il terapeutico”.

L’iniziativa di raccolta firme pertanto rimane valida ed apprezzabile, ma un mero strumento parallelo al discorso di monopolizzazione e di “farmacoligopolio” presente ad oggi nelle sale parlamentari per quanto riguarda la cannabis, uno strumento che se utilizzato per rafforzare un’idea differente da quella che si propone potrebbe rischiare di essere ulteriormente svalutato dalle istituzioni e soprattutto dai cittadini; purtroppo mi auguro che queste firme non vengano usate per avvallare una richiesta di monopolio statale, in quanto sono state chiaramente raccolte per un altro fine.

Bisogna essere onesti; nelle sale parlamentari si parla, al posto che parlare di diritti e di consumatori che vengono arrestati e privati di libertà personale, di come mettere in regola un business probabilmente statale sulla cannabis, che diversamente dovrebbe rappresentare un bene comune e pertanto di libera coltivazione e utilizzo, partendo dal diritto di coltivazione per uso personale.

 

Stefano Auditore

 

 


3 Replies to “Il DDL Cannabis Legale parla di Monopolio, la PDL “Radicale” parla di Liberalizzazione: Facciamo CHIAREZZA sui percorsi”

  1. LIBERALIZZAZIONE – SUONA MEGLIO! MA DA DOVE USCITO FUORI QUESTO CACCHIO DI 5 PIANTE? A ME BASTEREBBE PER UN MESE, NON DI PIU’. E POI! DEVO COMPRARE ATTREZZATURA PER COLTIVARE DENTRO CASA, IN PERIODO INVERNALE? NO!!!!!!!!!! VOGLIO FARE A MANIERA RUDIMENTALE, COME DICE LA MADRE NATURA: PRIMAVERA SEMENO ABONDANTE, AUTUNNO RACCOGLIO (MOLTO DI MENO D’ASPETTATIVO PURTROPPO), E CONSUMO TUTTO ANNO LA RACCOLTA REUSCITA. POI! – NOI CITTADINI, NON AVENTI POSTO PER COLTIVAZIONE (PROTETTO COME VOGLIANO LEGGESLATORI), COSA FACCIAMO? A FAN CULO!!!!!!! VADO AL MACHINETTA DI TABACAIO E COMPRO, PREFERIBELMENTE DI MARCA! PAGO LA TASSSA STATALE, MANTENGO MULTINAZIONALI!, MA GODO LIBERO CONSUMO!!!!!!!! SOLO LIBERALIZZAZIONE.TOTALE!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! ESISTE L. ANTITRAST, NON DEBBIAMO AVER’ PAURA. PER COLTIVAZIONE DI TABACCO, PERMESO – MILLE FOGLI A TESTA PER USO PERSONALE.

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