Il “Contratto di Governo” non prevede la “chiusura dei Porti”: Salvini ha già tradito i “contraenti”

Andiamo a vedere cosa dice, nel dettaglio, il Contratto di Governo sottoscritto da Salvini e Di Maio, sulla parte immigrazione:

13. IMMIGRAZIONE:
RIMPATRI E STOP AL BUSINESS
La questione migratoria attuale risulta insostenibile per l’Italia, visti i
costi da sopportare e il business connesso, alimentato da fondi pubblici
nazionali spesso gestiti con poca trasparenza e permeabili alle
infiltrazioni della criminalità organizzata.
Il fallimento dell’attuale sistema di gestione dei flussi migratori rischia
di mettere in discussione lo stesso sistema di Schengen.
L’Italia deve ricoprire un ruolo determinante ai tavoli dei negoziati europei
in merito alle politiche di asilo e di immigrazione. Si deve puntare
alla riduzione della pressione dei flussi sulle frontiere esterne e
del conseguente traffico di esseri umani e contestualmente, nella medesima
ottica, ad una verifica sulle attuali missioni europee nel Mediterraneo,
penalizzanti per il nostro Paese, in particolare per le clausole
che prevedono l’approdo delle navi utilizzate per le operazioni nei
nostri porti nazionali senza alcuna responsabilità condivisa dagli altri
stati europei.
È necessario il superamento del Regolamento di Dublino.
Il rispetto del principio di equa ripartizione delle responsabilità sancito
dal Trattato sul funzionamento dell’UE deve essere garantito attraverso
il ricollocamento obbligatorio e automatico dei richiedenti asilo tra
gli Stati membri dell’UE, in base a parametri oggettivi e quantificabili e
con il reindirizzo delle domande di asilo verso altri Paesi.
In osservanza dei diritti costituzionalmente garantiti proponiamo che
le procedure per la verifica del diritto allo status di rifugiato o la sua revoca
siano rese certe e veloci, anche mediante l’adozione di procedure
accelerate e/o di frontiera, l’individuazione dei Paesi sicuri di origine e
provenienza, la protezione all’interno del Paese di origine (IPA) e l’allineamento
delle attuali forme di protezione agli standard internazionali.
Contestualmente, al fine di garantire un corretto bilanciamento con gli
interessi di sicurezza e ordine pubblico, occorre poi prevedere specifiche
fattispecie di reato che comportino, qualora commessi da richiedenti
asilo, il loro immediato allontanamento dal territorio nazionale.
Dato che i meccanismi attuali e i consistenti fondi stanziati per l’accoglienza
costituiscono un elemento di attrazione per la criminalità, occorre
un più attento controllo dei costi. Per questo è necessario dare
trasparenza alla gestione dei fondi pubblici destinati al sistema di accoglienza,
così da eliminare l’infiltrazione della criminalità organizzata.
Occorre introdurre l’obbligo di pubblicità dei bilanci dei soggetti gestori
per assicurare verifiche puntuali sulla rendicontazione dei servizi e
dei beni erogati, sulle spese sostenute e sui risultati conseguiti.
Si deve superare l’attuale sistema di affidamento a privati dei centri e
puntare ad un maggiore coinvolgimento delle istituzioni pubbliche, a
cominciare da quelle territoriali, affidando la gestione dei centri stessi
alle regioni e prevedendo misure che dispongano l’acquisizione del
preventivo assenso degli enti locali coinvolti, quale condizione necessaria
per la loro istituzione.
È imprescindibile scardinare il business degli scafisti che ha causato
sbarchi e morti nel mar Mediterraneo e smantellare le organizzazioni
criminali internazionali per la tratta degli esseri umani, con ulteriore
cooperazione e coinvolgimento della polizia giudiziaria di altri Paesi
europei.
La valutazione dell’ammissibilità delle domande di protezione internazionale
deve avvenire nei Paesi di origine o di transito, col supporto
delle Agenzie europee, in strutture che garantiscano la piena tutela
dei diritti umani. Inoltre riteniamo che si debbano implementare gli accordi
bilaterali, sia da parte dell’Italia sia da parte dell’Unione europea,
con i Paesi terzi, sia di transito che di origine, in modo da rendere chiare
e rapide le procedure di rimpatrio.
Occorre prevedere, contestualmente, l’individuazione di sedi di permanenza
temporanea finalizzate al rimpatrio, con almeno una sede
per ogni regione, previo accordo con la Regione medesima, e con una
capienza sufficiente per tutti gli immigrati irregolari, presenti e rintracciati
sul territorio nazionale, garantendo la tutela dei diritti umani.
Ad oggi sarebbero circa 500 mila i migranti irregolari presenti sul nostro
territorio e, pertanto, una seria ed efficace politica dei rimpatri risulta
indifferibile e prioritaria.
Ai fini dell’espletamento delle procedure e dell’effettivo rimpatrio, il
trattenimento deve essere disposto per tutto il periodo necessario ad
assicurare che l’allontanamento sia eseguito in un tempo massimo
complessivo di diciotto mesi, in armonia con le disposizioni comunitarie.

Nell’ottica di una gestione delle risorse pubbliche efficiente e congruente
con le azioni politiche da attuare occorre, quindi, procedere
ad una revisione dell’attuale destinazione delle stesse in materia di
asilo e immigrazione, in particolare prevedendo l’utilizzo di parte delle
risorse stanziate per l’accoglienza per destinarle al Fondo rimpatri.
Infine, occorre una necessaria revisione della vigente normativa in materia
di ricongiungimenti familiari e di sussidi sociali, al fine di evitare
casi fittizi, l’indebito utilizzo dei sussidi erogati e garantire la loro effettiva
sostenibilità rispetto alla condizione economica del nostro Paese.
In un contesto globale è necessario adoperarsi affinché siano resi trasparenti
i flussi degli investimenti internazionali e il finanziamento dei
fondi alla cooperazione. Occorre bloccare la vendita di armi ai Paesi in
conflitto, prevenire e contrastare il terrorismo internazionale anche di
matrice islamista.
Ai fini della trasparenza nei rapporti con le altre confessioni religiose,
in particolare di quelle che non hanno sottoscritto le intese con lo
Stato italiano, e di prevenzione di eventuali infiltrazioni terroristiche,
più volte denunciati a livello nazionale e internazionale, è necessario
adottare una normativa ad hoc che preveda l’istituzione di un registro
dei ministri di culto e la tracciabilità dei finanziamenti per la costruzione
delle moschee e, in generale, dei luoghi di culto, anche se diversamente
denominati.
Inoltre, occorre disporre di strumenti adeguati per consentire il controllo
e la chiusura immediata di tutte le associazioni islamiche radicali
nonché di moschee e di luoghi di culto, comunque denominati, che
risultino irregolari. A tale riguardo, onde garantire un’azione efficace e
uniforme su tutto il territorio nazionale è necessario adottare una specifica
legge quadro sulle moschee e luoghi di culto, che preveda anche
il coinvolgimento delle comunità locali.

 

 

Dove si parla di chiusura dei Porti?

E’ una domanda che rivolgo a tutti i sostenitori del “se non è nel contratto non si può fare” o a chi afferma “le priorità sono nel contratto” (e dunque perchè punta ad altro il Ministro degli Interni, che tra l’altro non è di sua competenza il tema “chiusura porti”?)

E’ necessario rendersi conto del “valore” effettivo di quel “contratto” che, senza una penale per una sua mancata esecuzione, risulta un mero accordo bilaterale tra due partiti, nemmeno troppo vincolante tra loro (tanto che Salvini già lo sta “tradendo”) e men che meno verso i cittadini.

 

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