La Strategia del CentroDestra paga: Il Governo del “LegaMento” non parte e Mattarella è un ottimo capro espiatorio

Si tratta di opinioni. Ovviamente solo di opinioni.

Nessuno può sapere con certezza come e perchè siano andate le situazioni che si sono create in questi giorni a livello politico.

Quindi, nell’ambito dell’incertezza e delle teorie, azzardo anche io la mia, cercando di restare il più possibile attaccato alla realtà dei fatti.

Il Presidente della Repubblica ha svolto il suo compito tenendo fede a quello che è il suo ruolo politico, nel rispetto della Costituzione.

All’articolo 92, la nostra carta costituzionale recita:

ella Repubblica è composto del Presidente del Consiglio e dei ministri, che costituiscono insieme il Consiglio dei ministri (1) (2).
Il Presidente della Repubblica nomina il Presidente del Consiglio dei ministri (3) e, su proposta di questo, i ministri (4)

Il dispositivo dell’Articolo 92 predispone dunque anche che:

(4) La fase relativa alla nomina del nuovo Capo di Governo si compone, in realtà, di tre distinti decreti presidenziali. Nel primo viene effettivamente nominato il nuovo Presidente del Consiglio. Nel secondo vengono nominati i singoli ministri, che il neoeletto ha indicato in apposita lista. Nel terzo si accettano le dimissioni rese, nel frattempo, dall’esecutivo uscente.

 

Non è la prima volta che un Presidente della Repubblica dice no.

Nel 1979 Pertini disse no a Cossiga su Darida alla Difesa.

Nel 1993 Oscar Luigi Scalfaro a “Prodi fatto” scelse Ciampi.

L’anno seguente sempre Scalfaro  stoppò Cesare Previti, avvocato di Silvio Berlusconi. Berlusconi ottenuto l’incarico di formare un governo, tentò di farlo nominare Ministro di Grazia e Giustizia, ma non ci riuscì.

Successivamente Ciampi disse no a Maroni come ministro della Giustizia.

Giorgio Napolitano, nel 2014, sconsigliò a Matteo Renzi di mettere in lista il procuratore di Reggio Calabria Nicola Gratteri, perché la sua nomina avrebbe contraddetto la regola non scritta secondo cui un magistrato in servizio non può assumere l’incarico di ministro della Giustizia.

 

Dunque, a conti fatti, nessun golpe o stato di accusa o impeachment. O meglio, nessun punibile caso di impeachment.

Quando il Presidente della Repubblica effettua una scelta di questo tipo, essa rientra in piena regola nell’esercizio delle sue funzioni, e quindi non punibile, secondo l’articolo 90 della Costituzione che recita:

Il Presidente della Repubblica non è responsabile degli atti compiuti nell’esercizio delle sue funzioni (1), tranne che per alto tradimento o per attentato alla Costituzione [89134283 c.p.] (2).
In tali casi è messo in stato di accusa dal Parlamento in seduta comune, a maggioranza assoluta dei suoi membri (3).

 

E’ evidente pertanto, dal successivo articolo 92 (sopra riportato) che il Presidente della Repubblica stia, nel rifiutare un Ministro, eseguendo il suo compito, quindi evitiamo considerazioni fuori luogo (sembra la stessa scena del “Presidente non eletto”: poi si fanno battute e ci si arrabbia.. ma per mesi si è usata quella “menata” per attaccare il sistema, sbagliando).

 

Fatto sta che il Presidente della Repubblica ha ritenuto valido bloccare il nascente governo del “LegaMento” (Contratto tra Lega e 5 Stelle) per via di un nome specifico proposto dalla Lega e, di forza, obbligati o meno, sostenuto dal Movimento 5 Stelle: Savona all’Economia.

Ovviamente, nonostante tutti si siano affrettati a specificare le intenzioni “non aggressive” sull’eurozona del Ministro proposto, era ed è evidente la tendenza antieuropeista del governo che sarebbe dovuto nascere, che avrebbe ALMENO tentato di ridiscutere alcune situazioni a livello Europeo.

Il punto nasce proprio qui, qui nasce l’impasse.

Per uno stato membro dell’Unione, il solo DISCUTERE DELL’USCITA dall’EUROZONA porta i MERCATI e gli INVESTITORI a TEMERE PER GLI INVESTIMENTI (FUTURI E PASSATI) creando OVVIAMENTE INCERTEZZA (che significa SPREAD che si ALZA).

Essendo che l’Italia come Debito Pubblico deve una valanga (seriamente) di soldi all’estero e che tutto ruota intorno ai mercati ed ai suggerimenti finanziari (leggi Goldman Sachs: a proposito, questi geniacci avevano previsto tutto, leggete QUI)

Inoltre l’Italia è da sempre sotto stretta osservazione da parte della Commissione europea in quanto è il Paese che detiene il debito pubblico più grande in rapporto al PIL.

 

Cito dal sito MODUS una interessante disamina economica sull’Italia:

 

“nel tempo si sono alternati esecutivi di spesa (Berlusconi e Renzi) a esecutivi di maggiore rigidità (Monti, Letta), intervallati da brevi esperienze nelle quali il debito pubblico si è ridotto e nel contempo si è cercato faticosamente di dare impulso all’economia (Prodi). Dopo la fallimentare esperienza del 2011, quando Berlusconi fu di fatto costretto a rassegnare le dimissioni sotto la spinta dei mercati finanziari che stavano in massa abbandonando gli investimenti in titoli di Stato italiani (lo spread che era schizzato sino alla quota di 600 bp, ha imposto a Monti una cura di lacrime e sangue i cui esiti ancora facciamo fatica a superare), il paese ha ricominciato lentamente a crescere, sempre però sul crinale di una forte tensione con l’Europa: il nodo è quello della ricerca di una maggiore flessibilità che non sempre viene concessa, e quando ciò non accade viene limitata notevolmente l’azione di Governo, riducendo i capitoli di spesa a cifre che, quando non ottimamente utilizzate, non riescono a dare all’economia quell’impulso necessario ad ottenere tassi di crescita che in altri paesi si verificano normalmente, ma dai quali noi restiamo lontani.

Nel momento in cui il ciclo economico espansivo mostra qualche segnale di rallentamento, la BCE si prepara a ridurre l’immissione di capitali freschi nell’economia europea e Draghi inizia a tirare le somme della sua lunga e proficua (specialmente per noi) esperienza a capo del massimo organismo finanziario dell’Unione, noi ci accingiamo a varare una nuova fase politica nella quale a dirigere l’attività di Governo saranno i partiti che più si sono mostrati scettici nei confronti delle politiche comunitarie, sino ad arrivare a paventare più volte la necessità di un loro profondo ripensamento, se non addirittura ad ipotizzare la nostra fuoriuscita dall’euro ed il ritorno ad una moneta nazionale.

E proprio queste forze politiche hanno designato come figura di spicco per ricoprire il ruolo di Ministro dell’Economia, colui che più di ogni altro ha espresso perplessità, sia sulla nostra adesione all’euro che sull’opportunità di restare nell’ambito della moneta unica: il Prof. Paolo Savona.

Sia chiarito subito che Paolo Savona è uno degli economisti italiani più noti ed apprezzati, che vanta non solo una lunga carriera accademica, ma anche una importante esperienza in ambito politico, avendo ricoperto in passato numerosi incarichi di vertice nel settore pubblico oltre che in quello privato, sino a ricoprire importanti incarichi di Governo: dal punto di vista dell’esperienza e della competenza non c’è quindi nulla da eccepire. Il fatto è però che in passato più di ogni altro ha manifestato il suo gradimento per una politica di confronto aspro fino allo scontro con l’Europa, e questo sembra cozzare non tanto con la vocazione europeista manifestata da Giuseppe Conte dopo aver ricevuto l’incarico, quanto con la necessità di non spingere la tensione in ambito intra comunitario ai limiti del calor bianco, al fine di non mettere in atto processi di rottura la cui composizione sarebbe assai difficile.”

 

In poche parole, la scelta politica di una persona tecnica come Paolo Savona avrebbe (ed anzi ha) messo in allerta i mercati europei, minando eventuali accordi commerciali ed economici, e questo il Presidente della Repubblica non può permetterlo, che ci piaccia o meno.

RICORDO PERTANTO CHE:

  • La decisione di recedere dai trattati internazionali non può essere soggetta a referendum se non previa modifica della Costituzione, e necessita di un iter inverso che passi dal Parlamento: da ricordare che il trattato di Lisbona (l’ultimo in ordine di tempo) fu ratificato a luglio del 2008 all’unanimità.
  • Il Trattato di Maastricht che tra l’altro ha istituito l’euro prevede per i paesi che ne facciano richiesta e che abbiano le caratteristiche necessarie, le dovute procedure di adesione, ma né in quel trattato né in altri successivi è mai stata prevista una procedura per uscire dall’euro mantenendo l’adesione alla Comunità economica europea. Qualsiasi Paese desiderasse ritornare alla moneta nazionale dovrebbe fare esattamente ciò che ha fatto il Regno Unito: chiedere l’attivazione dell’art. 50 del Trattato di Lisbona per uscire definitivamente dall’Europa.
  • L’articolo 117 della Costituzione Italiana recita: La potestà legislativa è esercitata dallo Stato e dalle Regioni nel rispetto della Costituzione, nonché dei vincoli derivanti dall’ordinamento comunitario e dagli obblighi internazionali (2).

 

Quello di cui si potrebbe parlare, a ragion veduta, è che le obiezioni sul nome di Paolo Savona non hanno riguardato né la personalità, né il passato comportamento della persona né, tantomeno, la sua competenza. Si è trattato di una scelta d’indirizzo politico fatta dal Presidente della Repubblica. E’ evidente che qui nasce la contraddizione: che a ciascuno di noi piaccia o non piaccia, in questa legislatura le uniche forze disponibili a comporre una maggioranza avevano fatto una scelta precisa di politica economica che Mattarella, di fatto, non ha condiviso.

Riporto una ottima analisi (che condivido) dal sito Sputnik, che espone il vero problema dell’Italia: I LIMITI NASCOSTI NEI TRATTATI

“I limiti non ufficiali sono invece i più odiosi perché violano nettamente la volontà democratica dei cittadini. Nel mondo globalizzato del libero commercio e della libera circolazione dei capitali, il peso delle grandi forze finanziarie è qualcosa da cui non si può prescindere. Il loro potere di condizionamento è spesso più forte della volontà dei Governi e lo abbiamo visto in modo inequivocabile con l’ultimo Governo Berlusconi. Allora, la speculazione internazionale portò a livelli inaccettabili gli interessi da pagarsi sul nostro debito e Berlusconi fu costretto a dimettersi.

Quelli finanziari non sono, tuttavia, gli unici limiti “nascosti”. Poiché siamo membri della NATO, qualcuno pensa che non sia necessario avere l’approvazione degli Stati Uniti per la nomina del nostro Ministro della Difesa? E dato che siamo anche un Paese che si dichiara cattolico, qualcuno immagina che il Vaticano non interferisca sulle nostre scelte, sia nel Governo sia in Parlamento?”

Altro punto interessante da rimarcare è che la Consulta di cui Mattarella era membro ha giudicato incostituzionale il Parlamento precedente, garantendone però il prosieguo in carica. Quel Parlamento “incostituzionale” elesse poi lo stesso Mattarella a Presidente della Repubblica. Al massimo è questo passaggio che fa sorridere.

Un difensore paladino della Costituzione eletto da un Parlamento incostituzionale per elezione: un dramma classico all’Italiana.

 

Ma torniamo al punto centrale, a mio avviso, della vicenda.

Questa fantastica mossa pre-elettorale del CentroDestra è andata a buon fine.

La giocata tattica di Salvini nel proporre all’Economia un nome appetibile per i 5 Stelle ma che sapeva (si tratta di ragionamenti come quelli sopra svolti, sarebbe da allocchi non pensare che qualcuno ci abbia ragionato perlomeno) avrebbe provocato una rottura con il Colle, è apprezzabile a livello strategico.

In pochi mesi il CentroDestra, raffigurato dal “bonaccione” ma determinato Salvini, ha limato almeno altri 5-6 punti percentuale nei sondaggi al Movimento 5 Stelle, chissà nelle votazioni quanto saranno effettivamente: quel che è certo è che l’Asse Salvini (buonista – amico – alleato) Meloni (Neutrale in appoggio) e Berlusconi (Nemico Giurato numero 1) hanno concepito il miglior attacco coordinato politico degli ultimi 5 anni, secondo solamente all’ascesa dello stesso Movimento 5 Stelle.

Da una parte Salvini che tesseva intrallazzi con i 5 stelle, mostrando al mondo che OVVIAMENTE in politica si devono fare dei compromessi, molto spesso al RIBASSO se non si ha spina dorsale, sporcando di fatto, per buona parte dell’elettorato “puro”, la figura del Movimento 5 Stelle.

Dall’altra Berlusconi, con il suo spettro, ha spinto perchè si formasse ORA un governo per “farlo fuori”, distribuendo “paura” del suo ritorno tra le fila dei 5 Stelle, divenuti da “antisistema” a “governisti” SOLO per questa “paura insita” di “stare fuori ancora”: Ma Berlusconi sapeva che l’esecutivo 5 stelle da solo non sarebbe potuto partire, e dunque li ha “spinti” in un imbuto, dove allearsi era l’unica scelta, tra l’altro con un partito della sua coalizione. (si ricordi che Di Maio è al secondo mandato, e dunque salterebbe un altra regola ferrea basilare del Movimento, ed il Berlusconi, numeri alla mano, queste cose le nota e sa usarle a suo favore a livello politico “impressionistico”)

La Meloni ha fatto e sta facendo il suo, offrendo un’esempio di come tutti possano interpretare la costituzione senza alcun problema di esser smentiti pubblicamente, a certi livelli, ed il fatto che i 5 Stelle si accodino è “agghiacciante”, me lo si lasci dire.

Il Movimento 5 Stelle in tutto questo restava arbitro del suo destino: dalla sera del 4 marzo molti sostenitori “vecchio stampo” (i “grillini del Movimento”, probabilmente) avevano già avvisato di non tentare alleanze di sorta con partiti strambi, ma di puntare SOLO ED ESCLUSIVAMENTE AD UNA MODIFICA DELLA LEGGE ELETTORALE PER TORNARE AL VOTO RAPIDAMENTE; SNOBBATI dai più, che ora si disperano del “colpo basso” della Coalizione di CentroDestra (+ PD), che invece era PREVEDIBILE (da quando Salvini e la Lega sono interlocutori “ottimi” per “gli standard” di “onestà” del Movimento? Davvero si pensava che non sarebbero stati messi degli ostacoli al Governo? Davvero non si poteva mettere Giorgetti all’Economia se proprio proprio si “voleva” partire? Salvini fa un passo indietro su “se stesso Premier” ma non cambierebbe Savona neanche con un Premio Nobel per l’Economia se fosse proposto? Nessuno nota che Berlusconi, obbligato anni fa più o meno allo stesso passo indietro del Governo, ora si schiera dalla parte del Colle? Domande…).

Ora l’alternativa, forzata ed imposta, resta il Governo del Presidente (al quale il Parlamento voterà la SFIDUCIA) ed il ritorno alle urne il prima possibile: non sarebbe stato meglio fosse partito dal Movimento il desiderio di UNICA RIFORMA ELETTORALE E QUINDI RIVOTO?

Si è preferito questo scenario, ed i sondaggi parlano chiaro: PD in leggera risalita (non voglio credere alla rimonta “non impossibile”), 5 Stelle da 32% a 28%, CentroDestra sicuro vincitore delle prossime elezioni.

C’è chi dice che non sarebbe cambiato nulla, c’è chi sostiene che Salvini e la Lega non abbiano fatto nessuna “trappola”.

La verità NON ESISTE.

Quel che esiste sono i dati di fatto, e su di essi ognuno può trarre, giustamente, le sue considerazioni.

Per esempio, sono il primo ad augurarsi che tutto quanto abbia pronosticato e raccontato in questo articolo sul futuro non si avveri mai.

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