Medical Cannabis di Stato: Cambiare tutto (per i distributori) per non cambiare niente (per i pazienti)

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“Cambiare tutto per non cambiare niente”.

Una ricerca veloce su Google conferma che molti siti web attribuiscono questa frase a Giuseppe Tomasi di Lampedusa ne “Il Gattopardo”.

E mai come in questo caso può essere utilizzata per spiegare nella pratica la manovra della “medical Cannabis di stato”. Una manovra tutta all’italiana.

Dunque in gennaio arriverà nelle farmacie italiane la “nuova” medical cannabis, tutta prodotta dall’esercito italiano, made in Italy al 100%.

Ma il senso di questa manovra?

Una persona potrebbe subito pensare che il senso principale possa essere quello di aumentare la disponibilità di prodotto per i pazienti e abbassarne i prezzi finali.

Guardando la pratica però, risulta tutt’altro. Proviamo a confutare queste ipotesi.

Per quanto riguarda la diminuzione del prezzo, a metà maggio 2016, dopo circa un anno dall’inizio della sperimentazione, il ministero aveva già fissato la cifra che riconosceva per la coltivazione: 5,93 euro al grammo, cui andavano aggiunte le spese per la distribuzione.

L’organo doveva ancora fissare il prezzo di vendita finale nelle farmacie: «Verosimilmente lo manterrà altrettanto basso», affermava ai tempi il Colonnello Medica.

Ma già nel “lontano” 2015 si immaginavano i prezzi del prodotto finale, in realtà..

(fonte immagine: articolo corriere della sera del 9 febbraio 2015!!!)

Certamente dal 2014 al 2016 la situazione riguardo l’importazione ed i relativi prezzi è leggermente cambiata, passando dai 30/75 euro al grammo (prezzo per il paziente) ai circa 22 euro al grammo del 2017 per il Bedrocan.

Sempre sul corriere si scriveva:

“Lo Stabilimento riceverà gli ordini dalle farmacie e provvederà alla consegna anche tramite distributori esterni. «Sarà compito del farmacista preparare le dosi – precisa Medica – . Sappiamo che in base al tipo di patologia sono previsti dosaggi diversi. Ecco perché non possiamo fare il prodotto finito, come è accaduto altre volte. I quantitativi medi di prodotto essiccato variano dai 20 ai 100 milligrammi al giorno per paziente, pari a 30-35 grammi l’anno per paziente. Quindi i 100 chili di produzione previsti dal ministero della Salute dovrebbero essere sufficienti a coprire le prime esigenze».”

Dunque questo prodotto dovrebbe essere distribuito per coprire un fabbisogno ANNUO di 30-35 grammi per paziente???

E questo dovrebbe essere l’avanzamento a livello di approvvigionamento? Un calcolo basato su quanta cannabis veniva importata, non su quanta ne servisse realmente per i pazienti?

Oggi esistono 6 varietà teoricamente utilizzabili:

  • bedrocan: titolato al 19% in THC (Delta-9-tetraidrocannabinolo o dronabinolo) e < 1% in CBD (cannabidiolo) varietà SATIVA (22-40 euro/grammo)
  • bedrobinol: titolato al 12% in THC (Delta-9-tetraidrocannabinolo o dronabinolo) e < 1% in CBD (cannabidiolo) varietà SATIVA
  • bedioltitolato al 6% in THC (Delta-9-tetraidrocannabinolo o dronabinolo) e 7,5% in CBD (cannabidiolo) varietà SATIVA (22 euro/grammo)
  • bedrolite: titolato a <0,4% in THC (Delta-9-tetraidrocannabinolo o dronabinolo) e 9% in CBD (cannabidiolo) varietà SATIVA
  • bedica: titolato al 14% in THC (Delta-9-tetraidrocannabinolo o dronabinolo) e < 1% in CBD (cannabidiolo) varietà INDICA
  • FM2 (Istituto Farmaceutico Militare): titolato al 5-8% in THC (Delta-9-tetraidrocannabinolo o dronabinolo) e  7-12% in CBD (cannabidiolo) varietà SATIVA. (15 euro grammo)

Si noti da questo schema come la FM2 sia praticamente identica al Bediol. (nulla di nuovo, dunque)

Dunque proporre sul mercato un prodotto inferiore per valenza (e per contenuti di cannabinoidi) al Bedrocan, ed equivalente al Bediol praticamente, ad un costo leggermente inferiore ma con una disponibilità di circa 35 grammi all’anno per ciascun paziente sembra assolutamente non essere una mossa vincente sia dal punto di vista del risparmio per il paziente sia dal punto di vista di aumentarne la disponibilità; sicuramente assicura un minimo approvvigionamento nazionale, ma non ne garantisce l’usufruibilità reale per tutti i pazienti che ne necessitino.

Procediamo.

Quanto costa la cannabis terapeutica di grado farmaceutico? (da FarmaGalenica.it)

Questo cosa vuol dire?

  • Che da un prezzo all’origine della cannabis olandese di circa 8-9€ 6-7€ 5-6€ al grammo, il fornitore italiano vende alle Farmacie ad un prezzo, concordato con il Ministero della Salute, di circa 18-19€/grammo 14-15€/grammo 11-12€/grammo (IVA 22% inclusa).
    Le Farmacie, in base alla Tariffa Nazionale dei Medicamenti (in vigore dal 1993), sono obbligate a raddoppiare il prezzo di acquisto, e si arriva così ad un prezzo di vendita al pubblico di circa 30-35€ 28-29€ 19-21-22€/grammo (IVA 10% inclusa).
  • Che da un prezzo all’origine della cannabis italiana FM2 di 6,88€ + IVA 22% (8.39€) al grammo (prezzo cui l’istituto vende), le Farmacie, in base alla Tariffa Nazionale dei Medicamenti (in vigore dal 1993), sono obbligate a raddoppiare il prezzo di acquisto, e si arriva così ad un prezzo di vendita al pubblico di circa 15€/grammo (IVA 10% inclusa).

Cosa si può notare da questo schema? Sicuramente che la Cannabis che arriva dall’Olanda passa da un intermediario, dove si ferma il sovrapprezzo che la differisce dal costo di quella italiana, mentre la FM2 passa direttamente dal produttore alle farmacie.

 

Inoltre il prezzo, previsto anni fa a 15 euro al grammo, e confermato ora, non abbassa però di tanto il costo per un paziente, anzi, avendo abbassato anche l’importazione del prodotti olandesi, crea quasi una concorrenza al ribasso, sia come qualità che come quantità.

Il dubbio che sorge, analizzando i dati, è quello che si sia voluto semplicemente spostare un incasso economico di migliaia di euro dal bilancio olandese a quello italiano, senza alcun vantaggio reale per il paziente ne per la sanità sociale.

L’unico metodo per garantire approvvigionamento sicuro a tutti i pazienti è il metodo dell’autoproduzione e della libera commercializzazione della cannabis.

Potendo coltivare privati, malati e non, ed aziende che si specializzerebbero, si creerebbe quel meccanismo reale di protezione e di supporto diretto per l’approvvigionamento per i pazienti, situazione che oggi rimane in secondo piano.

I costi lievitano ESCLUSIVAMENTE, come si può notare dai dati, per le “ricariche” di distribuzione, non per i costi di produzione, ancora abbassabili ulteriormente tramite produzione locale e/o intensiva, ma anche nel privato domicilio.

Quello che rimane da aggiungere è che si continua con una terribile speculazione sui pazienti, mentre dall’altro lato della questione cannabis il coltivatore personale per qualsiasi uso personale continua a venir criminalizzato, mentre queste “azienduccie statali” lucrano sulla pelle di chi soffre e di tutti i cittadini.

Voglio chiudere con la dichiarazione del Ministro della Salute Lorenzin, che affermava nel 2014, e conferma oggi:

“Dopo l’approvazione da parte del Consiglio superiore di sanità della ricerca del gruppo di lavoro, nel 2015 arriveranno i primi farmaci. Il fabbisogno di materia prima è di circa 80-100 chilogrammi l’anno. Il protocollo non prevede che le aziende farmaceutiche possano produrre il principio attivo della cannabis terapeutica”. Lorenzin aggiunge che i farmaci con la sostanza attiva “costeranno meno della metà di quanto ora si spende per importare il principio attivo, circa 15 euro al grammo. La produzione abbatterà ancora di più i costi e ci garantisce la sicurezza necessaria. Non è assolutamente il primo passo per permettere l’autocoltivazione da parte dei malati”.

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