Medical Cannabis di Stato: 8 kg in 2 anni, neanche un principiante farebbe peggio

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E’ arrivata la Medical Cannabis di Stato! Gioitene oggi, perchè da domani si vedrà.

Più o meno è questo il senso dell’annuncio a reti unificate dell’arrivo della nuova (si fa per dire) medical cannabis di stato, ed occorre farne tesoro, perchè se andassimo ad analizzare nel dettaglio la situazione potremmo forse porci qualche domanda scomoda.

8 kg di inflorescenza con il 5/6 % di THC (scrivono 5-6 % proprio perchè è la precisione quello che conta, vero?) e con il 5-6 % di CBD (stesso discorso di precisione necessaria che ci raccontano): questo sarebbe il risultato di circa 2 anni di lavoro a spese dei cittadini, che nel frattempo aspettavano probabilmente un servizio che andasse a coprire le reali esigenze del paese a livello terapeutico?

Andiamo benone.

Sicuramente posso capire la difficoltà nello stabilizzare le genetiche, ma una volta raggiunto questo “traguardo”, come è possibile produrre solo 8 kg?

Davvero siamo convinti che mantenere la produzione concentrata nelle mani dello stato sia la scelta migliore?

Una contro proposta potrebbe essere quella di dare la possibilità a tutti di produrre cannabis, data la non influenza sociale della condotta in termini negativi, appurata da diversi studi sociali, e di portarla alle USL per una analisi sommaria (come quella che è stata fatta dai dati diffusi sulla FM2) ed infine di poterla utilizzare come credono, magari anche con supporto medico per chi ne necessitasse.

Sembra una strada corretta esporre al disagio migliaia di pazienti e persone (perchè ricordiamo che si è pazienti in Italia solo se certificano la tua malattia!!!!) nell’attesa che lo Stato riesca a produrre un fiore che potreste fare voi a casa e semplicemente fare analizzare dallo stesso organo che analizza la loro produzione?

Parlando con il primo ricercatore italiano è venuto fuori che potrebbe costare circa 20.000 euro un macchinario specifico che analizzi il fiore. Perchè non investire, caro Stato, in questi macchinari e dotare le USL di servizi di analisi delle sostanze?

Aiutare le persone dovrebbe essere la priorità, non mantenere saldo un commercio.

Perchè se l’istituto farmaceutico militare di firenze giustamente dice di non guadagnare nulla, lo stesso, giustamente (in quanto è un mercato) non si può dire delle farmacie, delle distribuzioni, delle tasse applicate.

Conviene maggiormente mantenere un potenziale paziente dentro un circuito economico o dargli realmente una libera scelta di cura?

Chiudo la mia veloce e superficiale analisi con un pensiero che ho letto sui social e che riporto:

“Siamo sicuri che non conveniva andare a prendere un seme in un classico Grow Shop al posto di attendere questa produzione statale?”

 

Buena Vida.

7 Replies to “Medical Cannabis di Stato: 8 kg in 2 anni, neanche un principiante farebbe peggio”

  1. Leggendo il post mi sorgono un paio di questioni che mi preme esprimere. Innanzitutto si sta parlando di una sostanza e di un argomento risolti, o almeno provati a risolvere, solo in alcuni paesi americani, quali California e Nevada negli ultimi giorni.
    Tenendo in considerazione il caso italiano, il possibile utilizzo della marijuana per scopi terapeutici è stata approvata in alcune regioni italiane, come molti sapranno. Il problema della produzione è sicuramente colpa del controllo statale sull’argomento, ma ricordiamoci che in Italia viviamo la continua lotta allo spaccio illegale, non solo su territorio nazionale ma anche internazionale. Questo a mio parere è l’aspetto da tenere in considerazione per la fruizione della pianta, la distribuzione della quale appartiene al mercato nero, non solo perchè ormai è un elemento sedimentato nell’italiano medio rivolgersi ad esso, ma anche perchè le varie azioni condotte in primis dalla “cara” Rosy Bindi non hanno intaccato in nessun modo la distribuzione tramite canali diciamo “diversi” da quelli pubblici. Con ciò riconosco che in ambito farmaceutico bisogna e si deve fare sicuramente di più, soprattutto dopo la disponibilità (non completa) dello stato italiano di aiutare determinate patologie, quali la sclerosi e tumori terminali, con l’utilizzo di questa pianta, tralasciando però studi che descrivono come quest’ultima potrebbe aiutare veramente anche altre patologie non terminali, al contrario di pensarla solo come metodo allievante del dolore.
    I numeri sopra citati, seppur giusti che siano, rispecchiano solo la punta dell’iceberg; dove le decisioni prese a livello nazionale (basta vedere gli ultimi sondaggi sui voti favorevoli/contrari in Parlamento sulla proposta relativa all’argomento) sono distorte nella pratica. Le azioni intraprese dalle compagnie farmaceutiche e non, rispecchiano il minimo lavoro sulla produzione in sè, influenzati da organizzazioni di basso rilievo legale.
    Per concludere il mio intervento e per supportare sicuramente il post, vorrei porre un elemento di discussione quale: il nostro Paese è pronto a una “rivoluzione” sociale del genere? e se sì come gestirla nel breve termine?
    P.s. parlo da consumatore.
    Ciao a tutti

  2. Me sembra sgrausa l’erba della foto o sbaglio? Comunque non sarebbe autorizzata per l’esportazione all’estero finchè non verrà stabilizzata nella titolazione, ne vi sono idonei quantitativi in conseguenza di ciò. BUFFONI!! E la fanno passare pure in via sperimentale in difformità delle norme comunitarie! E’ come raccoglier funghi e se, non ne sei certo, provalo su un animale prima e allegaci la scheda del “DISCLAMER” eventualmente! Alzate la voce per favore e che si persegua giuridicamente un colossale “BLUFF” tipicamente italiano.

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