Nella Terra del Business c’è spazio per i Diritti, nell’Italia Speculatrice No.


“Non siamo mica gli americani”..

Beh, non ci voleva un genio a capirlo. Probabilmente è da quando Cristoforo Colombo ha scoperto l’America che la centralità e la forza dell’Italia a livello mondiale è andata scemando.

Ma non lanciamoci in discorsi storici passati; rimaniamo nel presente, dove l’America è diventata sicuramente Terra di Business, di centralità a livello mondiale e dove anche le leggi per la legalità della Cannabis stanno diffondendosi a macchia d’olio.

Eppure nel clima di incassi, tasse, retribuzioni e nuovi lavori che sta scaturendosi negli Usa, emerge sempre lo spazio per far rispettare i diritti basilari dei cittadini, come quello di scegliere di coltivare la propria cannabis in alternativa al mercato legale.

E non ci si ferma qui. L’autoproduzione viene indicata come la via più efficace, se non l’unica veramente funzionante, per distruggere la distribuzione illecita.

Insomma.. persino laddove il business prolifera ci si rende conto che per arginare la criminalità e la diffusione illegale occorre SEMPRE E COMUNQUE REGOLAMENTARE LA COLTIVAZIONE PERSONALE.

In Italia, invece, la grande Terra della Speculazione, continuiamo a ragionare al contrario.

Distribuiamo il prodotto a livello terapeutico, ma… guai a regolamentare la produzione personale dello stesso!
Piuttosto che niente continuano a raccontarci la storia del “questo cura”, “quello è gammato”, questo è “stabile”, quello è “controllato”, questo è “certificato”…

Insomma, va sempre bene tutto, purchè non sia tu a farlo – e tu non possa farlo – in parole povere.

 

E mentre cittadini vengono arrestati e lo Stato incassa (senza migliorare il servizio, ma spostando l’incasso dai distributori olandesi alle casse statali) i vari Misters “Benedetto DDL” che fanno nel frattempo?
Oppure era tutta una storiella per farci digerire il programma terapeutico raccontandoci la bella scusa del “noi ci abbiamo provato?”

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