Notizie dal “Fronte” dopo la Fiera di Bologna: Tutti sorridono, ma nessuno è felice

Tutti sorridono, ma nessuno è felice.

Forse è questa la frase che più mi ronza in testa dopo la fiera di Bologna alla quale abbiamo partecipato come Associazione FreeWeed (ringraziamo l’organizzazione per l’invito).

E’ stata una bella fiera. Sono passate al nostro Stand tante persone interessate a voler cambiare lo status quo sociale e giuridico che attanaglia la nostra amata pianta, e tante persone interessate a voler vederci “più chiaro” nella nuova “moda” della cannabis industriale certificata, anche se ormai non è più ne’ industriale nè certificata.

La fiera è stata, giustamente, invasa da persone che cercavano un modo per aprire una attività commerciale, e questo è bellissimo, da un punto di vista economico finanziario, mentre è triste dall’altro, quello sociale, dove si nota che la maggioranza alla fine si muove solo se ha un fottuto ritorno economico, altrimenti divano, bibita e “haterz” a chi va sul territorio a verificare le situazioni, magari anche dicendo “leone da tastiera” a chi è sempre presente laddove è possibile confrontarsi.

Interessante notare finalmente una collettiva presa di posizione contro le “grandi aziende” della disinformazione, che predicano liberalizzazione dei mercati ed incitano in realtà a franchising, a guerre interne tra aziende per il mercato, a segnalare altre attività perchè concorrenti, a voler inglobare piccoli coltivatori offrendogli il minimo sindacale (i buffoni vestiti da parata proponevano contratti a 250 Euro al CHILOGRAMMO per ritirare i raccolti agli agricoltori, per rivenderlo a oltre 8000 euro al CHILOGRAMMO).

Un gran bel passo avanti anche quello di altre realtà aziendali del settore che predicavano “ritorno alla filiera” e “non voglia di speculazione” che ora si prendono il main sponsor e si piazzano a vendere un fiore finto a 10 al grammo pari pari a tutti gli altri ai quali fanno fittiziamente la “guerra”.

Tutto molto normale, in linea con l’esplosione del mercato della cannabis finta. Tutto molto bello, sicuramente dalla parte delle aziende.

Peccato che poi, ovviamente, ci si dimentichi di informare le persone su quali siano le reali sfaccettature della legge, sulle ripercussioni eventuali, sullo spiegare il fenomeno ed illustrare le motivazioni e le conseguenze, spiegare le varietà, da dove arrivano.

Addirittura ho sentito, con le mie orecchie, stand che dicevano che la loro erba aveva “sopra aggiunti i terpeni, per migliorarne il SAPORE ed il GUSTO”, da altri ho visto lasciare SFUSI campioni di fiori (grammate) che la gente metteva nelle “MUTANDE” DELLE SIGARETTE (ma non costava tanto il fiore per le “tasse” cosi da doverlo vendere a tanti euro al grammo?) gente che chiedeva se poteva fumare e guidare e tranquillamente gli veniva risposto di SI, senza il minimo dubbio: “è LEGALE, vai tranquillo”.

Senza considerare i nomi dei fiori.

Sui nomi vien da ridere. Pensare che ci sono professionisti (ma soprattutto PRIMA ERANO ATTIVISTI) che hanno lavorato per decenni per arrivare a genetiche serie, interessanti, stabili e fantastiche per poi vedere i loro nomi storpiati infilati su di un prodotto che nemmeno ha nella progenie del bisnonno quella diavolo d’una varietà.

Poi arriva il made in ITALY.

Made in Italy che, per gli addetti ai lavori, si traduce in “talee di varietà non certificate” coltivate in Italia. 😀 In pratica l’ennesimo bluff all’italiana, ma almeno permette di lavorare con genetiche migliori.

L’importazione prosegue, nel pieno rispetto della giusta liberalizzazione degli scambi, e finchè non si adegua la normativa, rimarremo secondi, terzi e quarti, dietro rispettivamente le importazioni AMERICANE, SPAGNOLE e SVIZZERE. (PS: arriva l’OLANDA anche)

Fa sorridere come i primi ad accorgersene non siano stati gli agricoltori italiani che, se seguiranno la legge seriamente, si ritroveranno con numerosi raccolti non piazzabili o non vendibili ad ottobre. (e nessuno che glielo dice in sala conferenze)

Ecco che qui entrano a gamba tesa le grandi aziende che ti compreranno il raccolto a nulla per rivenderlo e farci i soldoni, e tu, caro agricoltore onesto, verrai inculato e catalogato pure come collaboratore della speculazione, e non ti intascherai che il minimo del nulla. Avanti Cosi!

Fossi io un produttore per queste aziende, mi inizierei a fare due domande su chi sto sostenendo economicamente e su chi sto facendo arricchire. Poi ovvio, a tanti sai cosa gliene frega? Senza considerare chi compra queste marche(tte): spero non sappia chi sta finanziando, perchè se ne è cosciente, allora è grave.

Fortunatamente la fiera di Bologna ha nel suo cuore pulsante la resistenza attiva di qualche rifugiato politico che, da quando la fiera è nata (e non solo negli ultimi tempi), non manca di portare informazione nel marasma commerciale che negli anni ha preso il sopravvento.

E’ bello vedere passare al nostro stand tante persone che non mi sarei mai aspettato di vedere.

Che sia un naturale risveglio della volontà sociale che crede nelle libertà personali prima del soldo? Prima del “tutti fanno cosi, lo faccio anche io”?

Nel vedere persone con le quali spesso si discute animatamente chiarire che si condivide la mentalità, si appoggia il nostro lavoro di informazione, si sostiene un’idea primaria che va oltre le persone che la rappresentano, mi è venuta in mente una frase di Arcas: “Una maschera non nasconde un volto, nasconde una ferita.”

Ed è cosi. Siamo feriti.

Ma non dovremmo nasconderci dietro una maschera, per quieto vivere.

Non dobbiamo aver paura di sfanculare chi si approfitta di noi, chi vuole solo fotterci e usare un pretesto sociale per arricchirsi.

Basta abbassare la testa perchè l’amico ha aperto una azienda: si parla con l’amico, si punta ad operare eticamente, ci si può distinguere da tutto questo, ci si può DIFFERENZIARE.

Non dimentichiamo il significato della cannabis, della libertà che porta con sè.

Non facciamoci convincere che “sballarsi con la cannabis” sia un uso stupido: è uno dei metodi per comprendere meglio la propria mente, il proprio io ed il mondo esterno, che molte persone usano da millenni, senza ripercussioni negative ed anzi, introducendo innovazioni positive per la società (si vedano le numerose invenzioni ed inventori – quelli veri, mica i pirla vestiti a festa – che hanno creato sotto effetto di cannabis).

Non facciamoci indurre il concetto che bisogna lottare economicamente altrimenti mai si arriva, la strada è l’informazione non il commercio sfrenato.

Il rivoluzionario antiproibizionista è ancora vivo, vivissimo, dentro il cuore di tanti attivisti. E piano piano la coscienza comincia a parlare, e smuove, più dei soldi, credetemi.

Non sto parlando di fantomatiche unioni “di intenti” o di “realtà”, ma di concetti ed aspirazioni insite nelle nostre anime.

Il fronte è compatto, solo che molti stentano a voler chiarire i propri rapporti con altre realtà per il famoso “quieto vivere all’italiana”, di stampo omertoso.

Ma non resisterà molto questa cortina protettiva: il cuore, battendo, basterà per spezzarla.

Capisco la difficoltà di esporsi in prima persona, anche Wilde diceva che “L’uomo è meno sé stesso quando parla in prima persona. Dategli una maschera, e vi dirà la verità.”

Niente di più vero. Ma dobbiamo indossare la maschera della giustizia, non quella del politicante.

Quando vi credete soli, quando vi viene lo schifo di tutta questa speculazione, quando credete che siete gli unici a sognare una VERA LIBERTA’, smettete di pensarlo.

Sappiate invece che siamo tanti, che noi sappiamo che voi ci siete e che grazie al supporto di tutti, in piccolo o in grande, arriveremo ad un effettivo cambiamento.

C’è il piano medico, c’è quello tecnico, c’è quello ludico, c’è chi vuole solo un diritto e nemmeno usa cannabis.

Sappiamo tutti che la base è semplicemente la libertà di autoproduzione personale, dalla quale sviluppare una legge equa sull’eventuale commercio liberalizzato (ossia regolato senza monopolio e restrizioni di sorta).

L’uso è una faccenda successiva, della quale giustamente ognuno vuole migliorare la destinazione che più gli sta a cuore, chi a livello medico, con supporto sanitario, chi a livello commerciale, con aziende e distributori, chi a livello di consumatore finale, garantendosi qualità nel prodotto e prezzi sempre più competitivi dati dal mercato aperto e libero.

In Italia invece ragioniamo al contrario, dividendo gli usi prima e creando mille e mille leggi sul tema, senza sfiorare il centro vitale del problema.

Non ho parlato di CBD. Questo articolo non ne contiene, mi spiace per chi lo cercasse cosi freneticamente. Contiene invece tanto THC, ed è questo il bello.

A parte gli scherzi (dovuti in questi casi) fa piacere la ricerca da parte di molte persone di informazioni sui cannabinoidi presenti nella pianta di cannabis, la parte un filo triste è la disinformazione a cui assistiamo creata solo per piazzare un prodotto a discapito di un altro.

Non funziona cosi la rivoluzione sociale.

Senza considerare la relazione “casuale” (o causale?) tra gli eventi avvenuti negli ultimi anni a livello politico.

Il DDL “Cannabis Legale” (fuffa legale, tendente al monopolio) è stato specchietto per le allodole e misuratore del termometro politico parlamentare (ed aziendale economico) sulla regolamentazione della cannabis, portando come risultato che l’interesse è per le aziende farmaceutiche, e che tutto deve stare sotto controllo stretto dello stato e delle “farmaceutiche”. Per 5 anni di legislatura ci si è fatti prendere in giro da dei parlamentari che ora sono SPARITI, come le LORO FARLOCCHE BATTAGLIE ED INTERGRUPPI.

E cosa ha partorito il parlamento dopo tutta sta schifezza e presa in giro? L’ennesima beffa! Una legge orribile sulla filiera della canapa, usata da chi era a quel tavolo (e sapeva le sfaccettature legali) per aprire un mercato sul fiore, su di una legge concepita per la filiera industriale (trasformazione , coltivazione, fibra, vestiti, alimentari, tessile , bioedilizia ecc ecc.). Pare solo a me che la filiera italiana sembri rimpinguarsi da fiori esteri o che non c’entrano nulla con le attività di “filiera reale”?

Ma che coincidenza, vien da dire. Proprio nel declino del DDL Cannabis Legale, il momento di massima pressione sociale sul tema libertà per tutti sulla cannabis, ecco entrare perfettamente il nuovo BOOM della CANAPA ZERO.

Si è passati da articoli seri sulla legalizzazione totale a parlare mainstream SOLO di niente THC, perchè “questa non SBALLA” (un po’ come a rispondere: non ci date quella? a posto, ci prendiamo questa).

Non facciamoci abbindolare, continuiamo a tenere il punto, a tenere focalizzato l’obiettivo. Questi metodi di distrazione politica sono facilmente identificabili se si è bene informati sulla successione dei fatti.

Sono metodi di diffusione pubblicitaria già usati per rendere illegale la cannabis, ora per certificare un sistema di controllo farmaceutico totale della molecola THC e giustificarne i prezzi stellari.

C’è bisogno di ciascuno di noi per far si che si riporti l’attenzione sulle riforme sociali e politiche realmente utili al paese.

Ognuno di noi è parte del cambiamento che vogliamo. Ognuno è una piccola rivoluzione.

Non smettete mai di lottare.

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