Ode alla Cannabis

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I campi
si riempiranno di cannabis,
marzo,
primavera,
l’aere
si divide
in due
metà
di una stessa essenza,
indica e sativa,
corre
per le strade
il profumo.
In novembre,
senza pausa
il THC
invade
le dispense,
entra prima dei pranzi,
il giunto,
e si siede
a riposare nelle credenze,
tra i vasetti,
i filtri
le cartine.
Emana
una luce propria,
maestà benigna.
Dobbiamo, purtroppo,
assassinarla:
affonda
il grinder
nel suo fiore resinoso,
è una verde
spugna,
un sole
fresco,
profondo,
inesauribile,
riempie i cilum
dal Nepal,
si sposa allegramente
con ogni sorta di cibo,
e per festeggiare
si lascia
cadere
la resina,
figlia
essenziale dei tricomi,
sui suoi emisferi socchiusi,
si aggiunge
l’aroma
la sua fragranza,
il gusto il suo magnetismo:
sono le nozze
del giorno
il filtro
issa
a bandiera,
la mista
rolla vigorosamente,
il fuoco
colpisce
con il suo cuore
la porta,
è ora!
Andiamo!
e sopra
il tavolo, nel mezzo
dell’estate,
la cannabis,
astro della terra,
stella
ricorrente
e feconda,
ci mostra
la sue circonvoluzioni,
i suoi messaggi,
l’insigne pienezza
e l’abbondanza
senza ossa,
senza corazza,
senza squame ne spine,
ci offre
il dono
del suo colore focoso
e la totalità della sua freschezza.

 

di Stefano Auditore

Liberamente ispirato da Pablo Neruda, “Ode al Pomodoro”.

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