“Parlamento illegittimo” e “Presidente non eletto dal popolo”: confutiamo queste errate affermazioni

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Uno dei dubbi che aleggiano in questi giorni è se questo Parlamento sia delegittimato perché è stato eletto tramite la legge elettorale Porcellum, dichiarata successivamente incostituzionale.
Ma nel momento in cui il Parlamento è stato eletto, il Porcellum era la legge elettorale presente nello Stato, e quindi non si sarebbe potuto votare secondo altra legge: questo significa che il Parlamento è stato eletto secondo la legge allora vigente e quindi completamente legittimato.
Si dovrà certo procedere a nuove elezioni che vengano regolate da una nuova legge elettorale, ma chi dovrà scrivere ed approvare questa nuova legge elettorale sarà pur sempre il Parlamento attuale, nel pieno dei suoi poteri, in quanto eletto secondo le regole che vigevano al momento della sua elezione.
Una parte che merita approfondimento è anche quella che sostiene che il Presidente del Consiglio non sia stato, per l’ennesima volta, eletto dal popolo.
Ma questo è un errore comune per chi non segue a fondo la politica.
La Costituzione infatti stabilisce che il popolo elegge in realtà i parlamentari ed il Parlamento elegge il presidente della Repubblica, il quale, dopo avere ascoltato i rappresentanti dei vari partiti, nomina il capo del Governo e i suoi ministri.
Teoricamente potrebbe nominare chiunque, se la maggioranza delle forze politiche gli avesse fatto questo nome.

Spetta al Parlamento dare fiducia al Governo nominato dal presidente della Repubblica (così istituendo un controllo da parte dei rappresentanti del popolo) e se questa fiducia viene negata, tutto ricomincia, sino a che il presidente della Repubblica non trova un Governo che ottenga la fiducia del parlamento.

La legge che regola questo passaggio è l’Articolo 92 della Costituzione Italiana
Articolo 92 Costituzione Italiana:
Il Governo della Repubblica è composto del Presidente del Consiglio e dei ministri, che costituiscono insieme il Consiglio dei ministri(1)(2).
Il Presidente della Repubblica nomina il Presidente del Consiglio dei ministri (3) e, su proposta di questo, i ministri (4).

Note

(1) Dalla pluralità di soggetti che compongono il Governo deriva la sua qualifica di organo costituzionale complesso. Oltre ai soggetti elencati dalla disposizione di regola sono presenti altre figure (v. l. 23 agosto 1988, n. 400): uno o più vicepresidenti del Consiglio, con compiti politici e con funzione di supplenza del Capo del Governo; i viceministri; i Sottosegretari di Stato, che operano in base alle deleghe dell’esecutivo; i Sottosegretari alla Presidenza del Consiglio; i Commissari straordinari del Governo. Altresì, i vari soggetti possono costituire altri organi oltre al Consiglio dei ministri: il Consiglio di gabinetto, formato dal Presidente del Consiglio e da alcuni ministri da lui scelti, che garantisce un confronto più immediato tra i componenti; i comitati interministeriali (tra i quali, ad esempio, il Comitato Interministeriale per il Credito ed il Rispermio, CICR) ed i comitati di ministri.
(2) Tali soggetti compongono l’esecutivo e sono chiamati a compiere scelte in ordine alla politica anche economica del Paese. Pertanto, emerge la necessità che queste scelte non siano influenzate dall’eventuale possesso di capitali ingenti perchè, altrimenti, potrebbero non essere più volte a soddisfare l’interesse della Nazione. A presidio di questa necessità è stata emanata la l. 20 luglio 2004, n. 215 che disciplina il c.d. conflitto di interessi. In sintesi, coloro che ricoprono precise cariche (tra le quali: presidente del Consiglio, ministro, Sottosegretario ecc.) debbono evitare tale situazione di conflitto così come definito dalla legge stessa (nello specifico esso ricorre se il soggetto versa in una incompatibilità o se incide sull’adozione di un atto relativo al patrimonio suo o dei congiunti). Il conflitto, peraltro, non riguarda la proprietà dei patrimoni ma la loro gestione. Sul rispetto della legge vigila l’Autorià garante della concorrenza e del mercato.
(3) Rispetto alla laconicità della disposizione, è necessario dettagliare il momento della nomina del Presidente del Consiglio. L’adozione, negli anni recenti (dal 2005), di un sistema elettorale proporzionale ma con premio di maggioranza ha fatto si che dalle elezioni emerga già, di regola, il nome del futuro Capo del Governo (quale capo della lista o della coalizione che ottiene la maggioranza). Lo stesso può dirsi per il periodo immediatamente precedente (1993-2005), durante il quale il bipolarismo consentiva alle forze politiche di stabilirsi su schieramenti precisi e di indicare il capo del partito o della coalizione. Durante la Prima Repubblica, invece, il sistema elettorale non generava un partito dotato della maggioranza assoluta e questo comportava un percorso diverso per giungere alla nomina del Capo del Governo. In base alla prassi, infatti, il Presidente della Repubblica procedeva alle consultazioni dei rappresentanti dei partiti allo scopo di verificare quale fosse la figura in grado di guidare l’esecutivo. Quindi, le conferiva l’incarico e se questa proponeva un programma gradito ai partiti veniva nominata Presidente del Consiglio; altrimenti, riprendevano le consultazioni. In caso di stallo insuperabile venivano sciolte le Camere (art. 88 Cost.) ed indette nuove elezioni.
Ad oggi, quindi, rimane la distinzione nelle seguenti fasi: consultazioni, eventuale mandato esplorativo (ad un soggetto di rilievo, allo scopo di fare ulteriori indagini), conferimento dell’incarico e accettazione con riserva cui possono seguire la rinuncia all’incarico (e l’iter ricomincia) o la nomina (previe dimissioni del precedente Premier e nomina dei nuovi ministri). Alcune di queste fasi (come le consultazioni) conservano, però, un valore prettamente formale.
(4) La fase relativa alla nomina del nuovo Capo di Governo si compone, in realtà, di tre distinti decreti presidenziali. Nel primo viene effettivamente nominato il nuovo Presidente del Consiglio. Nel secondo vengono nominati i singoli ministri, che il neoeletto ha indicato in apposita lista. Nel terzo si accettano le dimissioni rese, nel frattempo, dall’esecutivo uscente.

Ratio Legis

Nelle intenzioni del costituente la nomina del Presidente del Consiglio spetta al Capo dello Stato in quanto questi è figura autorevole e super partes in grado, quindi, di fare una scelta ponderata laddove una situazione delicata lo rendesse necessario.

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