I Politici oggi si scelgono i loro Consigli Provinciali

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Si chiamano ‘elezioni di secondo livello’: rispetto ad altre consultazioni sono passate quasi inosservate alla maggior parte dei cittadini (che ne sono esclusi), ma non ai diretti interessati.

Oggi, Domenica 8 gennaio 2017, sindaci e consiglieri comunali andranno al voto per il rinnovo di 38 consigli provinciali per le elezioni di secondo livello.

In due casi, Grosseto e Terni, l’elezione riguarderà sia il Presidente della Provincia sia il rinnovo del Consiglio Provinciale.

Per altre 6 Province le urne si apriranno tra il 9 e il 29 gennaio.

E’ bene ricordare poi che in altre 27 realtà si è già votato tra settembre e dicembre.

Il numero totale di consiglieri che saranno eletti domenica prossima è pari a 458; a votarli saranno in tutto 29.297 sindaci e consiglieri comunali dei 2.427 comuni delle province interessate.

Domenica le urne si apriranno ad Ancona, Ascoli Piceno, Belluno, Brescia, Brindisi, Chieti, Como, Foggia, Forlì-Cesena, Frosinone, Grosseto, Isernia, La Spezia, Latina, Lecce, Lecco, Livorno, Matera, Monza-Brianza, Novara, Padova, Perugia, Pesaro Urbino, Pescara, Pisa, Pistoia, Prato, Rieti, Rovigo, Salerno, Savona, Siena, Taranto, Teramo, Terni, Verbano Cusio Ossola, Verona e Vicenza.

I cittadini ne sanno poco o nulla di queste elezioni di secondo livello previste dalla cosiddetta legge Delrio che li esclude “clamorosamente” dall’elezione dei propri rappresentanti in questi enti locali che dovevano essere cancellati ma che in realtà, da tempo, si autogovernano autonomamente rispetto alle eventuali decisioni del cittadino.

Si procederà attraverso la votazione dei consiglieri provinciali eletti a suffragio ristretto dai sindaci e dai consiglieri comunali di ogni provincia.

Un’elezione tra eletti che tiene fuori i cittadini e che arriva dopo la bocciatura della riforma costituzionale, che ne ha sancito la definitiva NON-Eliminazione (delle province), che comunque non sarebbe avvenuta con la Riforma Renzi Boschi.

la Fp Cgil Nazionale in una nota, “il silenzio che si registra è metro di misura del baratro nel quale sono precipitate le Province e Città metropolitane, a due anni e mezzo dall’approvazione della legge Delrio e nella indeterminatezza generata dall’esito del referendum costituzionale del 4 dicembre scorso”.

Un effetto della legge Delrio, dunque, che due anni fa prevedeva la trasformazione delle Province in enti di secondo livello, per cui non sono previste elezioni dirette. Solo che le ex Province, nel frattempo, hanno continuato a occuparsi di strade, edilizia scolastica e altre vecchie competenze con un taglio di circa 2 miliardi di euro in due anni. Per eliminarle del tutto non sarebbe bastata neppure la riforma costituzionale bocciata con il referendum del 4 dicembre scorso, che ne avrebbe sì cancellato il nome dalla Carta, ma rimandava la sostanza a una nuova riforma.

L’esclusione dei cittadini dal voto ha creato non poche polemiche. In tantissimi comuni italiani, infatti, i rappresentanti di partiti e movimenti hanno annunciato l’astensione.

A Chieti, ad esempio, dopo Fratelli d’Italia e Movimento 5 stelle, anche Sinistra Italiana ha scelto questa strada.

È accaduto anche a Como dove gli ultimi ad annunciare di non partecipare alle elezioni sono stati gli esponenti del Movimento Cinque Stelle, assenti anche nella competizione elettorale di Ascoli Piceno e di altri comuni.

Netta la posizione anche di Rifondazione Comunista, ad esempio in Umbria (dove si vota sia per la provincia di Perugia, sia per quella di Terni): “Non parteciperemo a questa farsa”.

 

 

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