Raccolte Firme Popolari e Referendum Propositivi: Cosa può cambiare con la Riforma Costituzionale?

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La riforma costituzionale che il 4 dicembre dovremo decidere se approvare o respingere prevede nuove modalità per le leggi proposte dai cittadini.

Se passasse la riforma, per presentare un ddl (disegno di legge) di iniziativa popolare in Parlamento saranno necessarie 150.000 firme e vi sarà la garanzia costituzionale che questi disegni di legge dovranno essere discussi e votati in Parlamento.

Verrebbe anche introdotto un nuovo tipo di referendum: il referendum “propositivo” o “di indirizzo”, che permetterà ai cittadini di richiedere al Parlamento di emanare una nuova legge su un particolare tema.

Ma… oltre alle parole, come potrebbero essere i fatti?

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Sul sito ufficiale del Comitato per il Si al Referendum si legge:

La democrazia non si riduce solo al momento del voto, ma è un insieme di strumenti nelle mani dei cittadini per esprimere idee, proposte e bisogni. Con la riforma, la democrazia italiana diverrà autenticamente partecipativa: il Parlamento avrà l’obbligo di discutere e deliberare sui disegni di legge di iniziativa popolare proposti da 150mila elettori; saranno introdotti i referendum propositivi e d’indirizzo; si abbassa il quorum per la validità dei referendum abrogativi (se richiesti da ottocentomila elettori, non sarà più necessario il voto del 50 per cento degli aventi diritto, ma sarà sufficiente la metà più uno dei votanti alle precedenti elezioni politiche).

 

Sicuramente possiamo dire con certezza che ci potrebbe essere, onestamente, un netto miglioramento dal punto di vista della metodologia con la quale verrebbero “considerate” le proposte di legge di iniziativa popolare: l’obbligatorietà del passaggio in Aula e della votazione le renderebbe sicuramente uno strumento maggiormente partecipativo, non si può negare.

Nell’attuale Legislatura ne sono già state depositate  32, ma nessuna è diventata legge. Dall’VIII Legislatura (1979) ad oggi i disegni di legge di iniziativa popolare sono stati ben 260, e solamente 3 sono riusciti a completare il proprio iter legislativo (1,15%).

Stupisce invece come vengano triplicate le firme necessarie per effettuare la proposta di legge, da 50.000 a 150.000.

Probabilmente la mossa è pensata per “bilanciare” l’automatica discussione parlamentare e la votazione, e dunque “frenare” / “limitare” il numero di proposte, ma il rischio concreto è quello di conferire la possibilità di ottenere realmente questo numero di firme solo ad una specie di elite, nel 99% dei casi composta da partiti politici, che potrebbero “strumentalizzare lo strumento”, come già spesso avviene.

Il cittadino e le Associazioni “non partitiche” avranno sicuramente maggiore difficoltà nel raggiungere la soglia di 150.000 firme di quanta già non ne abbiano oggi dove la soglia di 50.000 firme già appare irraggiungibile per la maggior parte dei conglomerati politici territoriali.

E stiamo parlando solo delle raccolte firme per proposte di legge, figurarsi per le proposte di referendum abrogativo (o propositivo come vedremo in seguito), che necessitano ora di 500.000 firme, praticamente una quota quasi maggiore del numero di elettori che sostengono almeno 1/5 dei partiti politici presenti ad oggi in Italia (dati elezioni politiche 2013).

Questo strumento manterrà la sua quota di 500.000 firme per accedere al normale “quorum” al successivo eventuale referendum (ossia 50%+1 degli elettori), mentre portando la soglia a 800.000 firme si potrebbe, eventualmente, “abbassare” il “quorum” del successivo referendum al numero di elettori che hanno votato alle ultime elezioni politiche.

Queste eventuali 800.000 firme, sono un numero che, rapportato agli elettori delle ultime elezioni politiche, risulta “raggiungibile” solo da 6 partiti in tutta Italia (M5S, Scelta Civica, Forza Italia, Lega Nord, Sel, PD).

Queste modifiche dunque, oltre a non abbassare alcuna soglia reale, rendono lo strumento sostanzialmente “elitario”, riconsegnandolo di fatto ai partiti politici.

Capo Lista Voti (%) Voti_Ottenuti Seggi Differenza (%) Green Arrow Up.svg/Red Arrow Down.svg
Pier Luigi Bersani
Partito Democratico (PD) 25,43 8 646 034 292 Red Arrow Down.svg7,76 Green Arrow Up.svg81
Sinistra Ecologia Libertà (SEL) 3,20 1 089 231 37
Centro Democratico (CD) 0,49 167 328 6
Südtiroler Volkspartei (SVP) 0,43 146 800 5 Green Arrow Up.svg0,02 Green Arrow Up.svg3
Totale coalizione 29,55 10 049 393 340 Red Arrow Down.svg8,00 Green Arrow Up.svg101
Silvio Berlusconi
Il Popolo della Libertà (PdL) 21,56 7 332 134 97 Red Arrow Down.svg15,81 Red Arrow Down.svg175
Lega Nord-3L (LN-3L) 4,09 1 390 534 18 Red Arrow Down.svg4,21 Red Arrow Down.svg42
Fratelli d’Italia – Centrodestra Nazionale (FdI-CN) 1,96 666 765 9
La Destra (LD) 0,65 219 585 0 Red Arrow Down.svg1,78 Straight Line Steady.svg
Grande SudMpA (GS-MpA) 0,44 148 248 0
Moderati in Rivoluzione (MIR) 0,23 82 557 0
Partito Pensionati (PP) 0,16 54 418 0
Altri centro-destra 0,09 29 359 0
Totale coalizione 29,18 9 923 600 124 Red Arrow Down.svg17,63 Red Arrow Down.svg216
Movimento 5 Stelle (M5S)
Beppe Grillo 25,56 8 691 406 108
Mario Monti
Scelta Civica (SC) 8,30 2 823 842 37
Unione di Centro (UdC) 1,79 608 321 8 Red Arrow Down.svg3,83 Red Arrow Down.svg28
Futuro e Libertà per l’Italia (FLI) 0,47 159 378 0
Totale coalizione 10,56 3 591 541 45
Antonio Ingroia
Rivoluzione Civile (RC) 2,25 765 189 0
Oscar Giannino
Fare per Fermare il Declino (FiD) 1,12 380 044 0
Marco Ferrando
Partito Comunista dei Lavoratori (PCL) 0,26 89 643 0 Red Arrow Down.svg0,29 Straight Line Steady.svg
Roberto Fiore
Forza Nuova (FN) 0,26 90 047 0 Red Arrow Down.svg0,04 Straight Line Steady.svg
Marco Pannella
Lista Amnistia Giustizia Libertà (LAGL) 0,19 65 022 0
Ulli Mair
Die Freiheitlichen (DF) 0,14 48 317 0 Green Arrow Up.svg0,06 Straight Line Steady.svg
Simone Di Stefano
CasaPound Italia (CPI) 0,14 47 911 0
Luca Romagnoli
Fiamma Tricolore (FT) 0,13 44 408 0
Magdi Cristiano Allam
Io Amo l’Italia (IAI) 0,13 42 603 0
Altri
Altre liste 0,56 176 721 0
Totale[129] 100,00 34.005.755 617

 

Inoltre la riforma introduce nell’ordinamento per la prima volta a livello nazionale la possibilità di un referendum propositivo e di indirizzo.

E su questo punto la maggior parte delle persone inizierà a pensare che potrà finalmente chiedere modifiche importanti e proporre nuove normative “dal basso” tramite votazione diretta del popolo.

Ma la realtà è che quali forme potrà prendere questo nuovo istituto si vedrà, dato che la sua disciplina è rinviata a una successiva legge costituzionale.

Un istituto che, come annunciato da molti studiosi, presenterà anche dei rischi per il potere e dunque saranno inevitabili paletti precisi.

Non soltanto gli stessi che la Carta Costituzionale dunque impone ai referendum abrogativi (ratifica di trattati internazionali, leggi di bilancio o fiscali, amnistia e indulto), ma l’ulteriore limite di non alterare gli equilibri di finanza pubblica, già approdato all’attenzione dei padri costituenti.

Dunque, per fare un esempio chiaro e tondo, non si potrà comunque proporre un quesito come “volete che sia legale coltivare 5 piante di cannabis?”; ecco, dimentichiamoci che stiano per introdurre uno strumento cosi serio, a prescindere che le firme quasi raddoppieranno rendendo, ripeto, lo strumento praticamente inutilizzabile da parte del cittadino senza appoggio di formazioni partitiche.

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